Come funziona Clubhouse, il social del momento

In queste settimane, il social network Clubhouse è sulla bocca degli utenti di mezzo mondo: ma come funziona Clubhouse? Perché sta riscontrando così tanto successo? E quali sono le opportunità per i brand?

Clubhouse è stato fondato da Paul Davison e Rohan Seth, due ex ingegneri Google, e lanciato per la prima volta nel marzo 2020, su iOS; l’app è diventata molto popolare nei primi mesi della pandemia di Covid-19, in particolare dopo un investimento di 12 milioni di dollari da parte di una società di venture capital, avvenuto in maggio. Nel gennaio 2021, l’app è stata valutata 1 miliardo di dollari e contava già 5 milioni di iscritti.

Clubhouse si struttura attraverso delle stanze virtuali, dove gli utenti possono scambiarsi messaggi vocali: la voce dunque è l’unico mezzo per condividere contenuti in questo social, non è possibile postare né foto né video. L’obiettivo dei fondatori era quello di costruire un’esperienza social che sembrasse più umana, riunendosi virtualmente e parlando con altre persone: è probabilmente questo il segreto del successo di questo social, che ha avuto un vero e proprio boom. Un mese fa, la piattaforma ha avuto anche la “benedizione” di Elon Musk, che su Twitter ha dato appuntamento ai suoi follower per spostarsi in una “stanza” di Clubhouse per parlare di Marte, Neuralink e molto altro.

Come funziona Clubhouse

Come dicevamo, Clubhouse è strutturato con delle stanze virtuali, le room. Il meccanismo di funzionamento è molto semplice: l’utente accede al proprio account e decide se partecipare ad una stanza di discussione già esistente oppure se crearne una nuova. In una room, ci sono tre ruoli:

  • l’ascoltatore: è l’utente che partecipa solo passivamente, senza intervenire; può proporsi come speaker prenotando un intervento;
  • lo speaker: è l’utente che ha ricevuto l’abilitazione a parlare;
  • il moderatore: gestisce le conversazioni, sceglie a chi dare la possibilità di parlare e può escludere chi non rispetta le regole.

Per accedere a Clubhouse, è necessario essere invitati da un altro utente (che, a sua volta, aveva ricevuto l’invito da un’altra persona ed è attiva sul social); questa specificità, assieme al fatto che attualmente l’app è disponibile solo per iOS, ha contribuito a creare una sorta di aura di esclusività attorno al social network.
La possibilità di accedere all’app solo su invito, oltre ad essere una tecnica di marketing, è anche una soluzione dettata dalla sicurezza: negli USA, infatti, sono già state create stanze private a sfondo razzista e antisemita.

Clubhouse, le opportunità per i brand

Anche se è ancora prematuro prevedere come sarà possibile utilizzare Clubhouse per il marketing, sicuramente questo social media ha delle notevoli potenzialità. Immagina di avere un’azienda di prodotti di bellezza e di essere in una stanza con 5mila persone (attualmente, è il tetto massimo di partecipanti in una room), tutte molto interessate al tema, con le quali puoi parlare della tua attività: Clubhouse in questo caso rappresenterebbe un ottimo metodo per contribuire alla brand awareness del tuo marchio.
La prima grande azienda ad aprire la conversazione su Clubhouse è stata Burger King, che ha permesso a consumatori ed a professionisti del marketing di chiacchierare con i vertici il giorno dopo la presentazione dei risultati 2020.

Se quindi è ancora precoce pensare ad una presenza dei brand su Clubhouse alla pari di quella sugli altri grandi big dei social media, è certamente il momento giusto per pensare all’importanza del social listening e all’incredibile opportunità che offre Clubhouse in questo ambito, dove si può conversare liberamente, senza filtri.

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